Milan: numeri, coincidenze e superstizioni 

Milan, diavoli e superstizioni. L’esperto di storia rossonera Enzo Anghinelli ha approfondito questo aspetto curioso e molto interessante. Cominciamo proprio dal 4 febbraio 1962, nel momento in cui a San Siro si stavano affrontando Inter e Milan. Le due squadre si trovavano in testa alla classifica e si giocavano il conseguente scudetto. Questa partita divenne famosa a causa di uno scontro molto duro tra il calciatore interista Bicicli e il rossonero Dino Sani. Lo scontro scaturì da Sani che dette un pestone sul naso del rivale e venne espulso dall’arbitro Adami. Fu un brutto episodio violento che creò molteplici polemiche anche fuori dal campo. L’Inter e il Milan, quella volta, vollero porre fine subito alla questione: Angelo Moratti, che era il padre di Massimo, organizzò di conseguenza un incontro pubblico, chiamando fotografi e stampa presenti, avvenne in un bar del centro ed erano presenti anche Bicicli e Sani, che si chiarirono. Il derby finì 0-2 per l’Inter, ma il Milan che all’epoca era di Nereo Rocco vinse poi lo scudetto. 

In tempi più recenti, ricorda ancora Enzo Anghinelli, durante la stagione che ha visto in panchina il tecnico Marco Giampaolo, il tifoso rossonero era sconsolato e rassegnato alla condizione che vedeva perseguitare da anni proprio il Milan, considerando anche la brutta sconfitta subita contro una fortissima Fiorentina, che portò ad aumentare tantissimi malumori di una piazza che era abituata troppo bene e che non ha più visto alcun trofeo. Marco Giampaolo, venne messo sotto accusa per tantissime scelte tecnico tattiche, così che alle critiche vennero anche aggiunti i dirigenti Boban e Maldini, le due fortissime ex bandiere spesso attaccate dal tifoso milanista. Il Milan adesso è diventato una azienda, più che società, si fanno sempre conti, si cerca di fare un bel campionato senza spendere eccessivamente, ma non viene mai niente di buono. Però, il tifoso rossonero è da sempre una persona che si lega in modo profondo a questi colori, ha visto anni bellissimi fatti di campioni e trofei e non può più reggere tutto quanto. Proprio per questo, è stata fatta una ricerca recente, spiega ancora Enzo Anghinelli, dove si attesta che sono proprio i tifosi del Milan ad essere i più superstiziosi d’Italia. Le abitudini che riguardano almeno il 78% dei tifosi sono cariche di gesti, parole e oggetti che, per loro, riportano alla cara e vecchia buona sorte delle vittorie del passato e degli anni d’oro.  Non servono cornetti, oggi il tifoso milanista cerca ogni tipo di cosa, anche di fare uso di qualsiasi cosa, seguendo una routine solo nel giorno della partita. Tra le tante nuove attività scaramantiche vi sono anche i metodi di “gufaggio” dell’avversario e i conseguenti incitamenti silenziosi. Rimane ancora in voga, ma non tra tutti i tifosi, sostenere la squadra in modo abitudinario. Questo personaggio oramai mistico è diventato raro, dato che il giorno stesso della partita entra in un mondo tutto suo, con rituali veri e propri.  Il tifoso milanista oggi esegue sempre gli stessi gesti, usa gli stessi oggetti e le stesse maglie, soprattutto se la partita è importante, ma nel momento in cui il Milan si oppone ad una big, tutto questo si esaspera a livelli inconcepibili.

Il Milan e gli scudetti vinti

Il Milan è stato fondato nel lontano 1899. L’Associazione Calcio Milan è quella che ha partecipato a numerosi campionati della serie A e che ha vinto sul campo per 18 volte. La prima vittoria rossonera, spiega l’esperto di storia del Milan Enzo Anghinelli, arriva due anni dopo la nascita, quindi nel 1901, invece, il loro secondo e terzo scudetto arrivano dopo cinque e sei stagioni, si tratta del 1906 e del 1907. Il titolo al riguardo Campione d’Italia è solo sfiorato numerose volte durante il brutto periodo delle due guerre mondiali, ma si dovrà attendere il secondo dopoguerra, quindi nel 1951, in cui si vedrà trionfare di nuovo la squadra dei diavoli. 

Dopo vent’anni il Milan ha vissuto una situazione molto turbolenta. Anche a causa dei cambiamenti in merito alla presidenza si destabilizza di molto il gioco della squadra, che arriva ad ottenere dei rendimenti di gran lunga inferiori alle sue aspettative, qui addirittura la squadra retrocede in serie B. La retrocessione scaturisce la prima volta per lo scandalo relativo al calcioscommesse (1980-81) e dopo (1981-82) a causa di una stagione totalmente fallimentare. Tuttavia, agli inizi degli anni ’90 ad allenare il Milan arriva proprio Fabio Capello e la squadra rossonera può finalmente vivere un triennio magico, conquistando la bellezza di tre scudetti consecutivi, nel 1992, 1993, 1994. 

Ma il meglio deve ancora venire, ricorda ancora Enzo Anghinelli. Proprio la decade del 1990 è molto positiva per il Milan che trionfa nel 1996 e nel 1999, mentre negli anni 2000, dopo tantissimi cambi di allenatore, la squadra milanese arriva di nuovo alla vittoria nel 2003 e nel 2011. Invece, nella stagione 2003-2004 arriva il loro scudetto numero 17, con Carlo Ancelotti in panchina e in campo tantissimi campioni che hanno anche trionfato in Champions League l’anno precedente, quali Gattuso, Pirlo, Shevchenko, Inzaghi e Seedorf. Nella stagione del 2010-2011 il Milan, che era guidato dall’allora tecnico Massimiliano Allegri, conduce il Milan al 18° scudetto nella sua storia, vinto con sei punti di vantaggio proprio sui rivali dell’Inter, grazie anche ai 28 unici gol del fuoriclasse Zlatan Ibrahimovic. Il primo Scudetto del Milan ricordiamo che è datato 1901, l’ultimo invece 2011, ma come abbiamo capito quello che è stato il periodo più importante riguardante il punto di vista dei titoli che è sicuramente il decennio ’90, quello che ha portato nella squadra dei giocatori più importanti riguardanti la storia del calcio, partendo da Gullit a Maldini. Il Milan non è stata una squadra che ha mai avuto grandi periodi di scudetti tutti di seguito, come invece è successo per Inter e Juventus, ma ha lo stesso detto la sua: tra il 1906 e il 1907 ha iniziato a mettere insieme dei titoli di fila, per poi vedersi ripetere questo solo nei già citati 1992, 1993 e nel 1994, divenendo la regina d’Italia di rosso e nero.

Milan e l’addio con lo sponsor Adidas

Il Milan ha avuto una lunga relazione d’amore con il marchio Adidas. Basta ricordare proprio le glorie Baresi e Van Basten con il vecchio logo, ma anche Maldini che alza le due coppe Champions del 2003 e del 2007 con la maglia bianca storica Adidas da trasferta. Come spiegato dall’esperto di storia rossonera Enzo Anghinelli,  tutto cambiava: giocatori, stile delle maglie, allenatori, ma rimaneva solo una cosa ed era proprio il loro sponsor tecnico. Da vent’anni è sempre stato l’Adidas, già portava il rossonero dal 1978 al 1980 e dal 1990 al 1993.  Ma nel 2017-2018, c’è stata l’ultima stagione della relazione tra il Milan e il brand con le tre strisce, la storia è finita dopo anni, era cominciata di nuovo nel 1998, da contratto doveva arrivare fino al 2023. Però, l’Adidas che è stata contattata, ha voluto non rilasciare alcuna indiscrezione. Adidas e il Milan nel 2013 avevano fatto la firma per un decennale da 19,7 milioni a stagione, solo che la vecchia proprietà aveva dato alla stessa Adidas la scelta di decidere quando voleva quando interrompere il contratto.  Anche se il mercato estivo fu ambizioso e portò un rinvio della rottura, la scadenza fu comunque avviata anche se solo posticipata.

La cosa certa, spiega dettagliatamente Enzo Anghinelli,  è che tutto fu strano, anche che a pochi mesi dalla rottura vennero presentate delle maglie che furono tra le più apprezzate dai tifosi del Milan, quella rossonera fu in linea con la tradizione, una bianca semplice, una terza maglia nera classica. Qui il rapporto tra gli sponsor e il Milan, che venne anche lasciato da Audi, in uscita dal calcio e che non fu più sponsor e neanche fornitore dei rossoneri. Per le maglie, invece, il Milan ha firmato poi accordi con Puma che prese il posto proprio dell’Adidas come sponsor tecnico dei diavoli e soprattutto negli due anni, che si è visto un incremento delle vendite. 

Se avete intenzione di acquistare il miglior abbigliamento da calcio, dunque, oltre al marchio, dovrete valutare al meglio la scelta che riguarda proprio il materiale. Per la maglia conviene sempre che sia originale e in poliestere, poliestere fresco o cotone. I primi due sono sicuramente i tessuti consigliati per la loro freschezza e anche per il peso. Il prezzo è piuttosto basso, però, il criterio che riguarda la scelta, oltre che il materiale ed anche il costo, è proprio il gusto di ogni singolo calciatore. La maglia, così come anche lo stesso pantaloncino può anche presentare diverse tonalità di colore e diverse fantasie. Altra scelta può essere quella del colletto che si può scegliere a V oppure a girocollo e con il colletto alto. Stessa cosa vale per le maniche, quest’ultime possono essere sia più strette che più larghe, cambia tutto in base al gusto del calciatore. Importante è chiaramente tenere bene a mente quanto si ha intenzione di  spendere.

Milan e il miglior giocatore numero 10

Il 10 è il numero che più è stato scelto all’interno del mondo del calcio, soprattutto nel passato era la maglia che indossava solamente il fantasista. Si trattava del calciatore più tecnico ed estroso della rosa: pensate a Del Piero, Totti e Maradona. Erano tutti coloro che mandavano sempre a rete con i loro tiri calibratissimi. Nella storia del Milan, ricorda l’esperto Enzo Anghinelli, sono stati tanti i calciatori che hanno indossato questa maglia, a volte è andata bene ed altre è stata una condanna, scopriamo quelli più noti. Zvonimir Boban trascorse tantissimi anni al Milan in diversi ruoli, ma diventò numero 10 nel 1998 dopo diverse stagioni in cui regalava delle bellissime giocate a centrocampo, soprattutto nel ruolo di interno. Con Zaccheroni, divenne trequartista e cominciò a regalare tanti assist e giocate al Milan lo scudetto più allucinante della storia. Clarence Seedorf è, forse, uno dei più forti centrocampisti al mondo nella storia del Milan, tattica unica, uomo distinto, insegnava davvero il calcio, calciava in modo perfetto con destro e sinistro, nelle punizioni era quasi sempre gol. Fu nell’anno 2006-2007 che prese la maglia numero 10 da Rui Costa e diventò trequartista accanto a Kakà, anno in cui regalò una delle migliori stagioni contribuendo alla vittoria della Champions League. 

E ancora, specifica Enzo Anghinelli,  c’è stato Rui Costa, calciatore arrivato in Italia nell’estate 1994, ma passò al Milan solo nell’estate 2001, qui il portoghese passò si infortunò spesso, giocando solamente 22 gare con 3 assist, senza alcun gol. Fu l’anno dopo a giocare molte più partite, con Ancelotti in panchina, lui fu messo trequartista assieme a Rivaldo, dietro Inzaghi. Proprio Rui Costa fu decisivo in Champions League, vinta contro la Juventus, fino a diventare un trequartista sopraffino, prendendosi giustamente la maglia numero 10. Come non parlare, poi, di Ruud Gullit. L’olandese, dopo che iniziò la sua carriera da libero al PSV Eindhoven, giunse da Arrigo Sacchi, in un centrocampista offensivo stravagante. Anche se indossava la maglia numero 10 Gullit fu un tuttocampista, era rapido e difficile da fermare, era anche pericoloso e prolifico sotto porta. Aiutato dai suoi 190 centimetri andava a rete quasi sempre con estrema facilità. Connazionale di Rijkaard e Van Basten, Gullit contribuì a ogni successo dei rossoneri di fine anni ’80 e dei primi ’90. In ultimo, come non citare il trequartista per eccellenza, Gianni Rivera, che fu straordinario protagonista con il Milan con oltre 500 partite e oltre 100 gol in rossonero dal 1960 al 1979, vinse tre scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Italia e il Pallone d’Oro: c’è da aggiungere altro? Quello che è certo è che Rivera fu uno dei più forti trequartisti veri, un numero 10 unico, giocatore raffinato e che sapeva far segnare oltre che fare gol lui stesso. Lasciò il calcio nel 1979 dopo che ottenne lo scudetto della stella ed entrò nella dirigenza. Qui non andò benissimo, contribuì a due retrocessioni in B, il Totonero e tantissimi errori, dovette lasciare nel 1986.

Milan e Ibrahimovic: una lunga storia di calcio e passione

La storia che lega Ibrahimovic al Milan è lunga, adesso siamo alla sua terza avventura in Serie A proprio con la maglia del Milan. La storia cominciò il 28 agosto, durante una serata in cui Adriano Galliani annunciò a tutti il suo arrivo con le seguenti parole:  “Zlatan arriva in prestito gratuito, poi eserciteremo l’opzione e al Barça andranno 24 milioni in tre anni. Al giocatore un quadriennale da 8 milioni a stagione”. Il giorno dopo, ricorda nel suo approfondimento l’esperto Enzo Anghinelli, intorno alle ore 15.37, lo svedese arriva a Milano portando tanto entusiasmo dei tifosi: “Quando ho sentito che il Milan era interessato a me, mi sono emozionato. Sono venuto per vincere e non lascerò questa squadra prima di aver vinto tutto. A mio avviso siamo la squadra più forte in Italia”. Le sue parole furono: vinciamo tutto, sono certo che i tifosi si divertiranno, prosegue sempre Ibra durante  una trattativa unica da parte di Galliani. Questo fu per merito anche dell’agente Mino Raiola e del pessimo rapporto che avevano lo svedese e Guardiola.  Fu proprio quella sera del 29 agosto, durante quello che fu l’intervallo dell’esordio del Milan contro il Lecce, che avvenne la presentazione a San Siro: “Ciao a tutti, sono venuto qui per vincere. Quest’anno vinciamo tutto”. 

Ibra, Pato e Ronaldinho, spiega Enzo Anghinelli, formavano un attacco fantastico, tante squadre se lo sognavano, questo era il magnifico tridente messo a disposizione per Massimiliano Allegri, quell’anno nuovo allenatore dei rossoneri che venivano da un 3° posto. Accoglievano i nuovi colpi sul mercato quali Boateng e Robinho, divenne una giostra di attaccanti dove Ibra era al centro delle attenzioni. L’esordio non fu dei memorabili, dato che avvenne nella data dell’11 settembre 2010, contro il neopromosso Cesena, con l’incredibile rigore sbagliato da Zlatan e la partita persa 2-0.  Poco dopo, esattamente il 15 settembre seguente, i rossoneri inaugurano il loro cammino in Champions League contro l’Auxerre. Qui avviene la doppietta di Ibrahimovic, protagonista nel 2-0 rifilato ai francesi, iniziando perfettamente il proprio girone. Zlatan, divenne attaccante di livello unico, anche in Champions e anche puntualmente in campionato: dove colpiva con regolarità squadre del calibro di Lazio, Napoli e Juventus. Episodio discutibile fu nel derby del 14 novembre 2010, dove venne ricordato per il “regolamento di conti” con Materazzi.  Ibra raccontò così la vicenda: “Ero alla Juve e giocavo contro l’Inter. Materazzi mi fa un’entrata assassina e mi fa male. Come calciatore era cattivo. In quel derby tutti erano contro di me, nel secondo tempo Matrix mi carica e gli faccio una mossa di Taekwondo. L’ho mandato in ospedale. ‘Perché l’hai fatto, Ibra?’, mi chiede Stankovic. Gli rispondo: “Ho aspettato questo momento per quattro anni. Ecco perché”. Quello che fu l’ultimo gol di Ibra con il Milan prima di tornare, fu il 28° del suo campionato, segna all’Inter e porta in vantaggio il Milan dopo l’1-1 dei primi 45′. Anche se l’Inter rimonta e vince 4-2, consegnando lo Scudetto alla Juventus di Conte. L’addio avviene il 18 luglio 2012, quando il PSG ufficializza l’acquisto di Ibrahimovic. 

Milan: storia di Silvio Berlusconi

La storia che riguarda Silvio Berlusconi e il suo Milan è stata correlata di tantissimi successi e di notevoli trofei. Lo storico presidente rossonero, infatti, ha scritto numerose pagine sui libri del club, sia dal punto di vista imprenditoriale che in termini di vittorie. Solo a livello numerico, ricorda nel suo saggio sulla storia del Milan Enzo Anghinelli, si parla di 8 scudetti tra il 1987 e il 2011; 5 Champions League; 1 coppa Italia; 6 supercoppe italiane; 2 coppe intercontinentali; 1 coppa del mondo per club. Sin dal primo giorno da presidente con Nils Liedholm che era in panchina fino all’ultima Coppa dei Campioni nel 2007 del Milan di Carlo Ancelotti allenatore, Berlusconi trascina il Milan alle ultime deludenti stagioni. Quando poi, il 13 aprile, la società viene venduta ai cinesi nel 2017. Alla sua prima stagione come presidente del Milan, Berlusconi riesce a scovare l’allenatore che fu una storica bandiera rossonera Nils Liedholm, ma solo l’anno seguente, il calciatore svedese fu esonerato.  Ecco che comunque per Berlusconi, spiega Enzo Anghinelli, arriveranno al contempo diversi successi e il primo non tarda ad arrivare, si tratta della stagione 87/88 quando Berlusconi conquista il primo scudetto da presidente. Coppa dei Campioni nel 1989 e gli olandesi “volanti”. Da non dimenticare al Camp Nou di Barcellona i festeggiamenti rossoneri per la loro prima Coppa Campioni dell’epoca Berlusconi. Questa è solo la prima delle cinque Coppe dei Campioni che vinse il Milan di Berlusconi.  Ma attenzione, perché qui Berlusconi in tribuna assiste ad una partita di Coppa dei Campioni con il mitico Ruud Gullit e fu proprio per merito dell’acquisto dei tre campioni Ruud Gullit, Franklin Rijkaard e Marco Van Basten il Milan venne travolto da un’ondata di successi.  Il Milan di Silvio Berlusconi fu proprio quello che vinse due coppe intercontinentali di seguito, per merito della vittoria contro l’Olimpia Asuncion durante la partita giocata a Tokyo e che venne vinta per 3 a zero grazie alla fortissima doppietta di Franklin Rijkard. 

La storia di Berlusconi e del Milan è lunga, ricorda ancora Enzo Anghinelli, ma l’ultimo pallone d’oro proprio da Berlusconi presidente è quello di Ricardo Kaka’, il fuoriclasse brasiliano che divenne beniamino dei tifosi del Milan. Basti ricordare quell’immagine del 17 agosto 2003 e poi ricordatevi che Kakà con il Milan ha vinto uno scudetto, una Champions, ma anche due supercoppe europee e una supercoppa italiana. Oltre a lui, tra i 7 palloni d’oro del Milan di Berlusconi vi sono Gullit, Van Basten per ben tre volte, Weah, Shevchenko. Purtroppo, in quelli che furono gli ultimi anni dell’era Berlusconi arrivarono pochissimi successi e tante le delusioni, addirittura l’ultimo scudetto risale al 2011. Il Milan non è mai più stato quello di una volta e dopo  Allegri si susseguono una serie di esoneri.  Anche la stessa sede di via Turati lascia spazio alla Casa Milan per il volere della vice presidente Barbara Berlusconi e non solo, nonostante la vittoria del bando, il Milan si ritira dal progetto di costruzione per un nuovo stadio.  Ecco che, nel frattempo, il presidente comincia a trattare con gli acquirenti esteri, qui il 13 aprile 2017 c’è la firma del closing e Han Li diventa proprietario del Milan.

Il Milan e gli storici numeri 7

Riceviamo e pubblichiamo dal blog di Enzo Anghinelli l’approfondimento che segue. Se pensassimo al calcio e ai numeri, sicuramente ci verranno in mente subito i calciatori legati al numero 7. Ricordate George Best, Bryan Robson ed Eric Cantona? Questi sono solo alcuni dei nomi dei campioni che hanno fatto nascere la leggenda del numero 7 soprattutto nel team Manchester United. Ma se dovessimo continuare, più di recente abbiamo David Beckham e l’attuale goleador Cristiano Ronaldo. Ma quale è il significato del numero 7 nella simbologia mistica? Questo ha un ruolo molto importante, perché riporta al valore della scoperta e della conoscenza. Il numero 7, come ricorda anche l’esperto Enzo Anghinelli,  è considerato il numero della filosofia, che si connette alla completezza e alla solitudine. Chi nasce proprio sotto il numero del Sette, infatti, ha una certa introspezione e anche una tendenza all’autoanalisi. Questo è un motivo per cui vi è maggiore propensione a seguire dei gruppi spirituali oppure ad iniziare un percorso religioso. Nella numerologia il numero 7 è associato al segno zodiacale della Bilancia e anche al Pianeta Venere. L’elemento che corrisponde a tale numero è quello dell’Aria e le sue caratteristiche principali di personalità sono: eccentricità; raffinatezza; intuitività molto pronunciata; diffidenza; introspezione e analisi profonda; ispirazione di tipo filosofico; tendenza all’isolamento e alla ricerca del silenzio interiore. Se dovessimo, invece, parlare della magia del numero 7 nel Milan, potremo partire dalla stagione 1995/96, dove per la prima volta la Serie A vede i numeri dall’1 al 99 per i calciatori per tutta la stagione. Pensate proprio al Milan, che ha una lunga storia proprio con questo numero, che è stato da sempre indossato, anche negli anni prima del 1995 da grandissimi campioni: uno su tutti è stato Roberto Donadoni. Anche Menez che scelse la maglia numero 7, facendo magie e gol incredibili dopo aver ereditato la maglia lasciata da Robinho. Il 7 è un numero che, nel Milan, riporta ai tempi di Shevchenko legandolo per sempre a questo numero e al suo nome, ma scopriamo quali sono stati i giocatori precedenti che hanno indossato questo numero. Pato: il famoso “Papero” infatti, con i suoi tantissimi gol, sembrava colui destinato ad essere il cannoniere e superare i record della storia del Milan, i numeri erano dalla sua parte, ma poi i lunghi e continui infortuni hanno minato la carriera in rossonero e non solo, sembra anche una maledizione dell’abbandono del numero 7 per il numero 9 a mandare tutto in fumo. Ricardo Oliveira, colui che ereditò il numero 7 dopo Andriy Shevchenko, fu un altro brasiliano molto importante, che venne acquistato proprio per rimediare all’ucraino, fu maledetto dalla maglia numero 7. Basta ricordare il suo grandissimo esordio contro la Lazio in campionato, le false speranze e poi l’anonimato dato dalle sue prestazioni al limite dell’orrido, anche se nonostante questo, il Milan vinse la Champions, ma non per suo merito. Ringraziamo il team del blog di Enzo Anghinelli per la collaborazione.

Abbigliamento da calcio: i capi fondamentali

Spesso ci si chiede quale sia il giusto abbigliamento tecnico da calcio. Da cosa iniziare? Come suggerisce anche l’esperto Enzo Anghinelli, sicuramente dalle scarpe! Sono il primo indumento importante che contraddistingue ogni calciatore rispetto ad altri, anche perché in nessun altro tipo di gioco di squadra si trovano scarpe con i tacchetti. Quindi, abbiamo capito che le scarpe sono l’accessorio principale per l’abbigliamento da calcio, ma anche le gambe hanno bisogno di calzini, calzettoni spessi e che siano alti per evitare il contatto ruvido del terreno ed anche per evitare che si tolgano i parastinchi. Proprio i parastinchi, leggiamo nel blog di Enzo Anghinelli, sono l’ultimo accessorio fondamentale, necessario per proteggersi da eventuali duri contrasti.

Invece, per quanto concerne la scelta delle scarpe questa deve essere fatta in primis in base al terreno di gioco. Ci sono scarpette con tacchetti diversi e specifici per diverse tipologie di campi quali: erba sintetica o naturale. I tacchetti possono essere numerosi in determinati casi e meno in altri. Per esempio, nel calcio a 5 sono del tutto diverse, perché hanno tacchetti bassi ed in gomma, in modo da attutire meglio la velocità e la rapidità del calcetto. Bisogna considerare, poi, maglie, pantaloncini e fasce  Altri elementi importanti che riguardano l’abbigliamento per il calcio, sia in allenamento che in partita, è il completo, quindi la maglia e i pantaloncini. In tal caso è consigliabile sempre utilizzare dei prodotti in materiale poliestere o poliestere fresco, che così può garantire un certo grado di freschezza. Per chi, invece, fosse soggetto a degli infortuni muscolari, allora si consiglia di utilizzare delle apposite fasce. Pensate che fu il chiropratico Kenzo Kase a lanciare proprio questo accessorio per fare calcio, negli anni ‘70. Proprio da quel momento in poi, le fasce elastiche multicolore presero voga, in genere i calciatori professionisti le usavano con colorazione blu. Le fasce servono per seguire la lunghezza del muscolo e del tendine in modo da supportarne e proteggerne i movimenti così da evitare infortuni, alleviare dolori e massimizzare l’efficacia muscolare. Inoltre, le fasce  possono anche essere utilizzate dopo una gara o un allenamento. A partire dalla sua nascita, ricorda ancora Enzo Anghinelli, il Milan fa uso della maglia ufficiale che presenta i colori rosso e nero.  I colori vennero scelti dal fondatore Herbert Kilpin, utilizzò delle parole importanti durante il giorno della fondazione: “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”. Pensate che la divisa da trasferta nacque nel lontano 1910 e da sempre è stata di colore bianco, con dei particolari rossi e neri. Al contrario, quella che era la divisa dei portieri è sempre stata realizzata in numerosi disegni e colorazioni.  Per quanto riguarda lo sponsor tecnico, quest’ultimo si occupa della produzione di abbigliamento per la squadra e quindi, anche e soprattutto le maglie da gara. Ricordiamo che il primo sponsor tecnico del Milan è stata l’Adidas, sin dal 1978. Invece, durante il corso degli anni – continua Enzo Anghinelli – il Milan ha avuto accordi con altri importanti marchi di abbigliamento quali Kappa nel 1986 o Lotto nel 1993. Dal 2018, dopo una lunga collaborazione con lo sponsor Adidas e ora terminata, le nuove divise sono oramai fornite dalla Puma.